Il 2016 è l’anno della maturità per gli investimenti ICT realizzati dagli studi professionali italiani

26 aprile 2017

Gli investimenti hitech degli studi professionali crescono del 2,5% nel 2016, in linea con la crescita del mercato ICT . Un terzo degli studi utilizza il Cloud Computing, il 24% gli Smart Data per offrire nuovi servizi. Boom dei social network, oltre metà degli studi offre consulenza online.

Il 2016 è l‘anno della maturità per gli investimenti ICT realizzati dagli studi professionali italiani: non solo la spesa complessiva in tecnologie di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro cresce del 2,5%, toccando quota 1,142 milioni di euro nel 2016, ma in molti studi professionali diventa ormai leva strategica per migliorare l’organizzazione e il posizionamento sul mercato. Da qui i numerosi progetti innovativi per migliorare l’efficienza e – nei casi più avanzati – le relazioni con i clienti e la capacità di fornire servizi.

La spesa media in tecnologie informatiche nel 2016 per studio si assesta sui 9 mila euro con un’incidenza pari al 16% dei costi complessivi sostenuti. L’investimento in ICT è pari in media a 8.700 euro sia per i commercialisti sia per i consulenti del lavoro, mentre gli studi legali spendono meno, in media 4.600 euro, e gli studi multidisciplinari molto di più, 16.400 euro. Oltre metà degli studi che ha investito in tecnologia in questi anni giudica significativi i benefici ottenuti (il 33% nota un miglioramento della produttività individuale, il 18% migliore capacità di offrire servizi o ampliare la clientela): una percentuale importante, ma resta un 35% che ritiene ancora modesti o indifferenti questi impatti.

Tra le tecnologie di maggiore interesse per il futuro spicca il sito web, che segna il desiderio degli studi di comunicare di più e meglio con la clientela servita e potenziale. Ma ben il 36% ha già adottato il cloud computing per tutti o una parte dei processi lavorativi. E uno studio su quattro utilizza i dati che transitano per fornire nuovi contenuti alla clientela. Mentre è boom di utilizzo per i social network, con un incremento di quasi 20 punti percentuali in un anno.

Osservatorio-Professionisti-Innovazione-Digitale-School-Management-Politecnico-Milano

Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano.

“Il mondo delle professioni, anche se con velocità non omogenee, si sta muovendo verso l’era digitale e lancia un segnale forte: abbracciando l’innovazione tecnologica, gli studi rappresentano un sostegno fondamentale per la crescita del sistema imprenditoriale nazionale – afferma Claudio Rorato, Direttore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale -. Le tecnologie informatiche stanno supportando lo sviluppo degli studi professionali italiani, che investono sempre di più in ICT anche se non sempre le scelte riflettono le effettive necessità, tanto che i benefici percepiti da alcuni studi sono ancora modesti. Di certo, l’adozione di nuovi strumenti tecnologici sta facilitando l’evoluzione di nuovi modelli di organizzativi, per cui si segnala l’importanza degli strumenti di lavoro in mobilità e il cloud, percepito come leva organizzativa prima che tecnologica. Social network e consulenza online crescono e integrano sempre più la proposta dei servizi, mentre gli smart data rappresentano per alcuni una buona realtà, per la maggior parte una grande area di interesse”.

“I progetti di innovazione avviati dagli studi professionali riguardano principalmente ancora l’efficienza interna e la gestione delle relazioni tramite le tecnologie, ma l’innovazione sui servizi è già rilevante e segnala una cultura in crescita – afferma Elisa Santorsola, Ricercatrice dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale -. Aumenta l’impatto del cloud computing, che nei prossimi anni vedrà un’importante adozione tra gli studi più piccoli, che manifestano l’interesse più elevato. In generale, l’interesse per le tecnologie di media-alta innovazione è costante tra gli studi professionali, anche se non sempre viene trasformato in progetti reali”.

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