Assinform 2017: Mercato digitale 2016, cresce in Italia dell’1,8%. Emergono cybersecurity e internet delle cose

10 marzo 2017

Il 2016 chiude con un giro d'affari di 66.100 milioni, al di sopra delle stime di pochi mesi fa.

Una crescita oltre ogni aspettativa. Questo l’incipit che ha accompagnato la presentazione del rapporto Assinform sul mercato digitale. A sorpresa è andata decisamente meglio del previsto: il 2016 infatti ha chiuso a +1,8% raggiungendo i 66.100 milioni di euro. E al netto delle Tlc la crescita è pari al 3,4%. Non solo: per il 2017 il trend è stimato in ulteriore aumento fino a toccare il +2,3% (+3,8% al netto dei servizi di rete).

Rispetto alle previsioni si è avuto un miglioramento di mezzo punto che ha rafforzato la tendenza iniziata nel 2015 (+1%) ribaltando il trend discendente degli anni precedenti. Se si scorpora dal mercato la componente dei servizi di rete di telecomunicazione, il confronto diventa ancora più incoraggiante con una crescita del 3,4%, contro il 3% dello scorso anno.
Queste le principali evidenze del mercato ICT in Italia secondo le ultime rilevazioni di Assinform – l’Associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende del settore – condotte in collaborazione con NetConsulting Cube.

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La trasformazione tecnologica in atto porta con se dei cambiamenti radicali, nella gestione del cliente come del partner, nei nuovi modelli di business che si affacciano sul mercato, nella diversificazione geografica e nell’internazionalizzazione, nel mondo del lavoro con lo smart working, nell’automazione dei processi e dell’industria.

Secondo il Rapporto Assinform, le principali aree di investimenti sono l’ecosistema mobile (soprattutto applicazioni e servizi), le soluzioni di disaster recovery, la sicurezza, le applicazioni CRM, il cloud, i big data e la BI Analytics, l’emergente Industry 4.0 e internet delle cose.
Considerando singolarmente tutti i digital enablers, la crescita maggiore ce l’ha avuta il cloud con il 23% (a 1,5 miliardi di euro), i big data col 24% (a 643 milioni di euro), l’internet of Things col 14,3% (a 2,1 miliardi di euro), seguita dal mobile con il 13% (a 3,1 miliardi di euro), dalla cybersecurity con l’11,1% (a 809 milioni di euro).

A livello di comparti, sono stabili i servizi di rete, con un fatturato di 22,3 miliardi di euro (-1,1%), seguiti dai sistemi e dispositivi elettronici, con un fatturato di 17,2 miliardi di euro (+1,4%), i servizi IT, con 10,6 miliardi di euro (2,5%), quindi la pubblicità digitale a 9,6 miliardi di euro (+7,2%) e il mercato software e soluzioni ICT a 6,2 miliardi di euro (+4,8%).
Ottimo anche il trend per l’anno in corso, con un +2,3% atteso a fine 2017 e un’ottima performance del settore advertising e software, rispettivamente +7% ancora e +5,7%.

Non contando i servizi di rete, il mercato digitale italiano registrerebbe un dato ancora più positivo, con una crescita complessiva del 3,4%.

Un panorama di crescita generale, che vede anche l’occupazione aumentare del 3,2% e affacciarsi sempre nuove startup innovative, ben il 31% in più in 12 mesi.
Ovviamente non è tutto semplice e di problemi l’Italia ne deve ancora affrontare per recuperare il gap con i partner europei.
La strategia nazionale per l’avanzamento del Piano crescita ditgitale prosegue bene anche se a rilento, con il sistema pubblico di identità digitale (Spid), il sistema dei pagamenti elettronici (PagoPA), l’anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr) e la fatturazione elettronica (FE).
I progressi sono evidenti, ma non abbastanza sostenuti per soddisfare le attese.

Interessanti anche i dati sulle vendite di PC e tablet, che in questo caso segnano un calo, rispettivamente del 4,4% e del 7,1% tra il 2015 ed il 2016.
Nonostante un certo livello di saturazione, continuano a crescere gli smartphone, e questo anche grazie alla maggiore diffusione del 4G. In Italia nel 2016 sono stati venduti 16,7 milioni di smartphone (+8%), con un aumento di accessi alla banda larga del 4% e un aumento del 10% di sim con dati traffico.

Bene il settore del commercio elettronico, con il mercato ecommerce che registra una crescita del 19,2%.

Anche su altri fronti si registrano progressi. Non così sostenuti come atteso, ma pur sempre importanti, nel caso della banda larga fissa (15,4 milioni di utenti a settembre 2016, +4,0%, e della Strategia Digitale nazionale. A quest’ultimo riguardo molto resta ancora da fare per accelerare sulla diffusione di SpID (con servizi in crescita, ma a fronte di solo 1,2 milioni di identità digitali rilasciate) e dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (Anpr), mentre il sistema PagoPA progredisce (15.291 PA aderenti e 10.758 attive) e la Fatturazione Elettronica per la PA è oramai generalizzata ed è una best practice europea.Un cantiere ancora in divenire, seppur promettente, è il programma Industria 4.0, che pur avviato chiede ancora di sciogliere le incertezze sull’ammissione ai benefici fiscali di non poche componenti ICT.

Da non sottovalutare la roadmap del Piano Industria 4.0: i decreti attuativi non sono ancora stati emanati e si potrebbe rischiare di “azzoppare” l’anno in termini di risorse accessibili da parte delle aziende interessate. Da sciogliere, in particolare, le incertezze sull’ammissione ai benefici fiscali di non poche componenti Ict. “Il presupposto della loro stretta connessione al rinnovo dei macchinari non deve tradursi in interpretazioni troppo restrittive da parte dell’Amministrazione Finanziaria – puntualizza Santoni È un aspetto che va risolto al più presto, per tenere conto delle più recenti evoluzioni applicative, per non intaccare una rinnovata propensione all’investimento in innovazione, per affermare misure di stimolo e agevolazione che lascino margini all’imprenditorialità e al coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. Sciogliere le residue incertezze è anche l’unico modo per far sì che l’iniziativa coinvolga le tante imprese di minori dimensioni che ancora stentano ad innovare, e fare in modo che esse, con tutto il loro peso occupazionale e produttivo, continuino a far parte o entrino in filiere sempre più efficienti e competitive”.

Last but non least  la capacità di formare e riconvertire le risorse umane alle nuove professioni. Essa va incrementata, perché il superamento dello skill gap di cui oggi soffriamo in ambito digitale è un fattore indispensabile per rimuovere uno dei principali freni al cambiamento e creare nuove opportunità di lavoro per i giovani.

SLIDE RAPPORTO ASSINFORM 2017

 

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