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Il Cloud Computing cresce: l’Italia diventa l’ottavo utilizzatore al mondo

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Industry Transformation, | 26 Ottobre 2016

Un nuovo studio della Business Software Alliance rileva che l’Italia è all’ottavo posto tra le nazioni che usano maggiormente il cloud computing
Sempre più italiani usano il cloud. A dirlo il nuovo studio della Business Software Alliance, la principale organizzazione mondiale del settore software, l’Italia guadagna due posizioni rispetto al precedente report del 2013, salendo all’ottavo posto della classifica mondiale degli utilizzatori del ‘cloud computing’.
L’analisi è stata effettuata su un campione di 24 Paesi che coprono l’80 per cento del settore ICT nel mondo. Come metodologia di ricerca è stata scelta la classifica a punteggi. Gli elaborati sistemi di punteggio sono stati assegnati in base a diversi parametri: il grado di preparazione all’utilizzo del Cloud del Paese e il grado di sviluppo legislativo per sostenere la Nuvola nel Paese sono solo alcuni esempi.
Tenendo conto di questi parametri, i ricercatori della Business Alliance hanno stilato una classifica che vede nelle prime posizioni alcuni dei Paesi più avanzati: Giappone, Australia, Germania, Stati Uniti, Francia e Italia.
In particolare è emerso che nel nostro Paese la legislazione che regola il cloud è tra le più avanzate al mondo. L’Agenda Digitale Italiana prevede che entro il 2012 il 100% della popolazione abbia la possibilità di accedere ad Internet ad una velocità compresa tra i 2 e i 20 Mbps. Entro il 2020 sarà fornito l’accesso alla rete ad almeno il 50% della popolazione a velocità maggiori di 100 Mbps sulle reti fisse. Sembra quindi che l’Italia voglia investire nelle infrastrutture broadband essenziali per il cloud entro tempi brevi.
Inoltre le leggi per regolamentare il cloud sono all’attenzione del Governo e si assiste a un vasto dibattito pubblico sulla tecnologia cloud e sul suo utilizzo. Nonostante queste note positive, mancano ancora le possibilità pratiche di far rispettare le leggi sulla sicurezza e questo limita molto lo sviluppo del cloud italiano. Un problema simile ha luogo anche sulla legislazione che riguarda il cybercrime: l’Italia possiede leggi molto avanzate e provvedimenti severi sulla carta, ma i processi sono troppo lunghi e spesso non portano a pene adeguate.
Una porta digitale sulla competitività
Il cloud computing è in grado di offrire a enti e piccole imprese, startup e consumatori l’accesso immediato a servizi digitali, connessione, miglioramento della produttività, networking e competitività. Il report della Bsa viene redatto quindi in base non solo ai risultati economici ottenuti nei singoli Paesi ma anche alla protezione messa in campo per i dati. “E’ incoraggiante vedere che l’Italia ha guadagnato due posizioni rispetto al 2013, rafforzando il proprio impegno verso politiche favorevoli all’innovazione nel cloud – sottolinea Victoria Espinel, presidente e Ceo di Bsa – Ormai tutte le nazioni devono riconoscere che le proprie politiche hanno un impatto sul marketplace globale del cloud, per cui questa ricerca intende essere anche una chiamata alla collaborazione fra i Governi nazionali, affinché i rispettivi sistemi economici possano avvantaggiarsi dei benefici offerti dal cloud“.
Nel mondo cresce l’utilizzo del cloud
I risultati dell’edizione 2016 dello studio Bsa evidenziano che quasi tutte le nazioni analizzate hanno assistito a solidi avanzamenti. La “top five” della classifica delle nazioni più “cloud-virtuose” comprende Giappone, Stati Uniti, Germania, Canada e Francia, ma la nazione che ha realizzato l’avanzamento più forte in termini relativi è il Sudafrica, salito di sei posizioni dal 2013. In fondo alla classifica Brasile, Thailandia e Vietnam.
La ricerca ha evidenziato che le nazioni in via di sviluppo non dispongono ancora di legislazioni solide a supporto della tecnologia cloud e che nello stesso tempo le legislazioni dei Paesi più avanzati spesso entrano in conflitto fra loro.

I sette parametri utilizzati
1. Il livello di privacy dei dati
Gli utilizzatori di cloud accettano di buon grado di utilizzare questa tecnologia solo se sono certi che le loro informazioni confidenziali rimarranno tali. I fornitori di cloud dovrebbero quindi stabilire policy sulla privacy che siano appropriate per il particolare servizio cloud che forniscono e per il modello di business che utilizzano.
2. Il livello di sicurezza del cloud
I fornitori devono garantire agli utenti di sapere gestire i rischi che l’utilizzo del cloud comporta. I fornitori devono quindi essere capaci di sviluppare le tecnologie di cybersecurity più semplici e più efficaci possibili.
3. Il livello di “guerra” al cybercrime
Anche nel mondo virtuale, come accade in quello reale, le leggi devono essere un forte deterrente ed avere azioni di causa-effetto immediate. I sistemi legali dei Paesi devono mettere in atto un meccanismo di rafforzamento della legge sul cybercrime per combattere gli accessi non autorizzati al cloud.
4. ll livello di protezione della proprietà intellettuale
Per promuovere una continua innovazione e un avanzamento tecnologico, le leggi sulla proprietà intellettuale dovrebbero fornire un’adeguata protezione e un importante rafforzamento nei confronti dell’appropriazione indebita e dei furti intellettuali delle tecnologie cloud.
5. Il livello di armonizzazione delle regole sul cloud rispetto agli altri paesi
La circolazione dei dati a livello mondiale richiede un’armonizzazione sia tra i fornitori di cloud sia soprattutto tra i governi. Questi ultimi dovrebbero lavorare con le imprese per concordare gli standard di sviluppo e nello stesso tempo lavorare per ridurre le limitazioni legali per i fornitori di cloud.
6. Il livello di barriere che impediscono il libero commercio sul cloud
A causa della loro natura, le tecnologie cloud operano attraversando i confini nazionali. L’abilità del cloud di favorire la crescita economica dipende su un mercato globale che elimina le barriere a favore del libero commercio ed elimina le preferenze a priori su particolari prodotti o servizi.
7. Il livello di incentivi per le infrastrutture che supportano il cloud
Il cloud computing necessita di una rete broadband robusta, ubiqua e accessibile. Questa può essere favorita da leggi che facilitino gli incentivi per gli investimenti dei privati e che promuovano l’accesso alla rete stessa per tutti i soggetti interessati.

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