Cerca nel sito

Missioni Don Bosco

Chiama il 45530

Contattaci

TWT Solidale - Dal 28 settembre 2020 al 08 novembre 2020

Corsa dei Santi

Era la metà dell’Ottocento quando, per le strade di Torino, Giovanni Bosco, con  atteggiamento ribelle nei confronti dei costumi e degli stereotipi dei suoi tempi, incontrava i suoi ragazzi, iniziando con loro un percorso educativo. Da lì l’idea di costruire nel quartiere di Valdocco il primo oratorio salesiano: il cortile non è più uno “spazio vuoto”, un “non  luogo”, ma diventa l’opportunità di incontrarsi, entrare in relazione, iniziare un percorso educativo. Ma c’è di più: Giovanni Bosco va a cercare i giovani che più avevano bisogno di aiuto, quelli  detenuti in carcere – fino al 1845 insieme agli adulti –, per invitarli all’oratorio una volta ottenuta la libertà. Nelle sue memorie scrive:

“Questi ragazzi dovrebbero trovare fuori un amico che si prenda cura di loro, li assista, si  occupi della loro istruzione, li porti in chiesa nei giorni di festa. Allora, forse, non tornerebbero a cadere”. Da allora e sulle sue orme, “il cortile” si è spostato in tutte quelle realtà marginali in cui c’è  più bisogno di stare accanto ai giovani, dalle periferie alle carceri.

Questa storia del XIX secolo si ripete oggi in molti Paesi in cui i missionari salesiani lavorano  con i ragazzi e le ragazze in prigione. La fiducia nella gioventù e nell’educazione piuttosto che nella punizione continuano a essere la cifra stilistica della loro azione e lo strumento più efficace per offrire una seconda opportunità a tutti.  La gioventù è il momento di sperimentare, di godere della libertà, di iniziare ad assumersi le proprie responsabilità, ma è anche tempo di fare errori e imparare dagli sbagli. Tuttavia, in molti paesi del mondo, ai giovani non è permesso fare errori: a errore corrisponde punizione. Ma una punizione non cambia una condotta che va nella direzione sbagliata, piuttosto alimenta la rabbia e la fiducia. Per questa ragione, i missionari salesiani lavorano per dare un’alternativa a questi giovani, per aprire quelle porte che a loro sono state

chiuse, condannandoli alla marginalità, e per integrarli in una società che ha bisogno di loro  e di cui loro sono il futuro.

L’alternativa salesiana intende promuovere un sano sviluppo della personalità di ragazzi e  ragazze, incoraggiare la convivenza, la collaborazione, il rispetto, la capacità di ascoltare e di saper comunicare con gli altri. Tutto ciò attraverso il gioco, la creatività, pratiche collaborative e la stimolazione delle abilità attraverso vari laboratori.

Più di un milione di bambini e giovani in tutto il mondo sono privati della libertà nelle  carceri o nei centri di reclusione per minori, secondo le Nazioni Unite. La maggior parte non ha precedenti ed è stata accusata di piccoli crimini o reati che per gli adulti non lo sono come, ad esempio, dormire in strada. Inoltre, il 59% dei minori detenuti è in attesa di  giudizio e nonostante ciò continua a stare in carcere: minori che vedono i loro diritti sistematicamente violati, trattati come criminali quando in realtà avrebbero piuttosto bisogno di supporto e assistenza sociale.

I salesiani pensano che sia importante far sentire ai ragazzi che meritano attenzione e che è  una gioia poter interagire con loro. La risposta salesiana si concretizza in interventi specifici nelle diverse realtà e nelle diverse fasi del percorso di detenzione: dalle misure alternative al sistema carcerario, come a Luanda, in Angola, all’accompagnamento dei minori detenuti nel processo giudiziale come a Freetown, in Sierra Leone, all’animazione in carcere, come in Messico a Ciudad Juarez grazie alla Brigada de la Alegria, al reinserimento nella società, come a Chennai, in India. A Freetown i missionari salesiani sono ad oggi gli unici a poter entrare nel carcere di Pademba, dove portano cibo, acqua, medicine ai detenuti più fragili e offrono supporto e orientamento.

Trasformare la gioventù attraverso l’educazione: questa è la proposta dei missionari  salesiani.

E lo è anche in Italia, dove i salesiani sono impegnati da anni in un’azione educativa  importante con i giovani nelle carceri minorili, attraverso la prevenzione, il sostegno per l’inserimento scolastico, le attività sportive e laboratoriali, il reinserimento sociale. L’idea è quella di portare “Il cortile dietro le sbarre”, come titola il libro-intervista di Don Domenico Ricca, dal 1979 cappellano nel carcere minorile di Torino “Ferrante Aporti”, oltre che supervisore pedagogico della Comunità Residenziale per minori dei Salesiani a Casale, un’esperienza ultraventennale nel Terzo Settore e, infine, da qualche anno, Presidente dell’Associazione Amici di Don Bosco per le adozioni internazionali.

“Don Bosco tornerebbe in prigione, tornerebbe alla Generala”, racconta don Ricca, per tutti  Meco. “Si inventerebbe l’uso dei social. Creerebbe gruppi su Whatsapp e Instagram! Cosa non inventerebbe oggi perché ai suoi ragazzi, «i discoli e i pericolanti», non venisse negato il diritto alla bellezza! Don Bosco manderebbe in carcere i suoi preti e chierici più ardimentosi, giovani, li sosterrebbe anche nelle loro intemperanze. Ma soprattutto sarebbe padre, amico e fratello dei ragazzi reclusi e ripeterebbe anche oggi il suo monito della «Lettera dei castighi»: «Amateli i ragazzi. Si otterrà di più con uno sguardo di carità, con una parola di incoraggiamento che con molti rimproveri» perché «tutti i giovani hanno i loro giorni pericolosi, e voi anche li avete. Guai se non ci studieremo di aiutarli a passarli in fretta e senza rimprovero»”.

Missioni Don Bosco

Missioni Don Bosco dal 1991 porta avanti progetti a carattere educativo e di formazione professionale in tutto il mondo, in 133 paesi. La sfida è quella di creare sviluppo nei paesi svantaggiati e di offrire un sostegno alle popolazioni in difficoltà non solo con aiuti immediati e interventi emergenziali, ma anche e soprattutto con un’azione mirata a far crescere i giovani con valori e strumenti che permettano loro di diventare soggetti attivi nello sviluppo sociale del proprio paese. Un’azione che vuole crescere nel tempo per offrire a sempre più bambini e ragazzi l’opportunità di ricevere un’educazione, di costruirsi un futuro con le proprie mani attraverso strumenti mirati, in particolar modo quelli della formazione professionale e dell’avviamento al lavoro. Tutto questo facendo riferimento alla concretezza salesiana che caratterizza i nostri progetti e ogni azione rivolta alla salvaguardia e alla valorizzazione delle popolazioni emarginate e in povertà presenti in tutti i continenti.

Per maggiori informazioni: www.missionidonbosco.org
Donazione da rete fissa TWT: 5 €

Condividi questo articolo